giovedì 25 settembre 2008

La differenzia porta a porta costa di piu?Assolutamente no!

La differenzia porta a porta costa di piu?Assolutamente no!

CONSORZIO INTERCOMUNALE PRIULA:105.000 utenze e 238.000 abitanti.
Il Consorzio gestisce l'intero ciclo dei rifiuti urbani di 24 comuni della provincia di Treviso.

La tariffa applicata a tutte le utenze consortili è commisurata alla reale produzione di rifiuto da parte di ogni utenza e alla potenzialità di servizio fornito.
Gli importi base della Tariffa applicata alle utenze domestiche nel 2006 sono i seguenti :

• parte fissa: è uguale per tutte le famiglie e corrisponde a 79,74 €/utenza;
• parte variabile: è rapportato al numero di svuotamenti del contenitore del secco non riciclabile

Una famiglia servita dal consorzio sta pagando una quota fissa di 79,74 € un quota variabile media di 88,83 €

UGUALE
168.57 EURO

E questa è la media.Se uno fa il bravo risparmia pure di piu..


- Brochure del consorzio

Porta a porta a Gambettola

I VERDI di Gambettola contestano i dati, forniti da Hera e Provincia di Forlì-Cesena, sull’aumento della raccolta differenziata: «Quei dati — spiega Giancarlo Biondi portavoce dei Verdi — tengono conto degli “assimilati”, cioè dei rifiuti prodotti dalle aziende che vengono sommati a rifiuti urbani al fine di aumentare in modo fittizio la percentuale della raccolta differenziata. In questo modo non si riducono i conferimenti nelle discariche e agli inceneritori, con grave danno all’ambiente e aumentano i costi delle tariffe a carico dei cittadini utenti. I Verdi esprimono disapprovazione per il sistema della raccolta dei rifiuti urbani in uso a Gambettola e, più in generale, per tutto il territorio della Provincia, tranne pochissime lodevoli eccezioni. Secondo una recente indagine nazionale (Istat 2007) l’attuale sistema di raccolta e smaltimento produce un continuo incremento della quantità dei rifiuti, e le città romagnole sono tra le prime in Italia per la quantità dei rifiuti smaltiti nelle discariche e negli inceneritori».

ECCO LA PROPOSTA dei Verdi: «Occorre progettare un diverso sistema di raccolta che riduca la produzione dei rifiuti diminuendo progressivamente lo smaltimento in favore del riuso e del recupero della materia. Si può estendere anche a Gambettola il sistema di raccolta “porta a porta” che si è dimostrato efficace, economico e risolutore per il miglioramento dell’ambiente urbano: elimina il triste spettacolo dei cassonetti stracolmi e maleodoranti».

Vincenzo D’Altri (Resto del Carlino)

martedì 23 settembre 2008

Raccolta differenziata: Torino vs Novara 33 a 68

Novara risparmia 2 milioni di euro. Massimo Giordano (Sindaco di Novara):
Chiamparino ignora che con la differenziata diminuiscono i costi di smaltimento
".
23 aprile 2007 - Enrico Miceli
Fonte: meetup torino

La tv online antenneattive.org e il meetup di Torino hanno recentemente intervistato il sindaco Sergio Chiamparino per parlare della strategia di gestione rifiuti adottata dalla città.

Il Sindaco si dichiara subito a favore della costruzione del termovalizzatore nel Gerbido parlando di una scelta obbligata: "Nel 2009 chiuderà la discarica di Basse di Stura, quindi la scelta è tra il termovalorizzatore o il portare i rifiuti altrove". Massimo Giordano, sindaco di Novara - città che ha ottenuto quasi il 70 % di rifiuti in raccolta differenziata - puntualizza che la scelta di costruzione di un inceneritore "E' vincolata solo per quelle città che non hanno tenuto conto, per la gestione dei loro rifiuti, della raccolta differenziata". Inoltre Nevio Perna, Responsabile provinciale Rifiuti Legambiente, fa presente che "L'inceneritore non elimina la discarica, la tecnologia della griglia mobile (cioè quella scelta per il Gerbido) comporta una quantità di ceneri prodotte molto elevata, pari circa al 25-30% dei rifiuti che vengono inceneriti", quindi, seguendo i principi base della fisica, i rifiuti non vengono distrutti ma solo trasformati in polveri che si liberanno nell'atmosfera. Il Sindaco di Torino parla poi dei paesi del nord Europa, gli inventori della raccolta differenziata, dicendo che "questi paesi hanno i termovalorizzatori da più di 50 anni" e quando gli viene fatto presente che però oggi non li costruisce più nessuno, nega sostenendo che "Non è così, basta informarsi". Le informazioni divulgate da Legambiente - definita dallo stesso sindaco Chiamparino una "fonte non sospetta" - ci dicono però che, dall'85 ad oggi, dei 405 inceneritori presenti in Europa ne sono rimasti in funzione poco più di 300.

Chiamparino poi sembra cadere dalle nuvole quando gli viene chiesto un parere sugli ottimi risultati raggiunti dal Comune di Novara, che in soli 2 anni ha portato la raccolta differenziata da poco più del 30% all'invidiabile cifra del 68%, la più elevata in Italia. Il sindaco di Torino dice "A me non risulta questo dato. In qualsiasi centro urbano superare il 50% è un miracolo, perché la gestione di questo tipo di raccolta ha dei costi non sostenibili per i cittadini. Inoltre noi siamo al 33% di raccolta differenziata e vantiamo il più alto tasso d'Italia". Riccardo Lanzo, vicepresidente Assa (la società che si occupa della gestione dei rifiuti a Novara), contraddice però quanto sostenuto dal sindaco del torinese "Il sindaco di Torino si riferisce ai dati del 2003, infatti Novara all'epoca era al 35%. Oggi però siamo al 68%. Inoltre non c'è stato nessun incremento nei costi, anzi, se non ci fosse stata la differenziata avremmo addirittura speso 2 milioni di euro in più". Anche il sindaco di Novara Massimo Giordano è netto "Chiamparino non conosce il problema. E' chiaro che le spese di gestione ci sono, ma il sindaco di Torino ignora che diminuiscono di molto i costi per lo smaltimento dei rifiuti".

Perché allora a Torino (ma anche altrove)si vuole costruire l'inquinante inceneritore del Gerbido invece di investire nella raccolta differenziata? La regione Piemonte ha autorizzato, circa un mese fa, la costruzione dell'impianto. Alcuni consiglieri di Verdi e Rifondazione, insieme a Legambiente ed altri, avevano però fatto ricorso al TAR per via di un 'vizio di forma' nella presentazione della domanda di autorizzazione. I consiglieri in questione, dopo aver causato un 'spaccatura' nella maggioranza sono stati 'costretti' a ritirare le firme dal documento. Non sembrano quindi esserci grossi ostacoli per la costruzione della struttura.

Nel convegno sui rifiuti che si è tenuto a Novara nel marzo 2007, tra i relatori era presente Paul Connett, professore di chimica industriale presso l'Università San Lawrence di New York e promotore della strategia 'rifiuti zero' che nella città di San Francisco (850.000 abitanti) sta ottenendo da anni enormi risultati nel settore della raccolta differenziata (grazie a questa tecnica già dal 2001 la differenziata a San Francisco superava il 50%). L'obiettivo dichiarato da Connett è, per il 2020, di non avere più rifiuti da destinare alle discariche. Forse è verosimile pensare che il problema rifiuti della città di Torino (ma non solo, forse di tutt'Italia) sia riassumibile proprio in quest'affermazione del sindaco Chiamparino Io non so chi sia Paul Connett. Per me è uno sconosciuto.


- SITO WEB DEL CONSORZIO DI BACINO BASSO NOVARESE (205.000 ABITANTI 65% DI RACCOLTA DIFFERENZIATA)

Kompogas

Come ottenere biogas dai rifiuti
Questo è un'eccellente modo per alimentare con combustibile molto più ecologico i camion di Hera.
Alcuni suoi dirigenti in giro per i quartieri (a spiegare quanto sia indispensabile il nuovo quarto forno)al discorso raccolta differenziata porta a porta sollevano sempre la stessa obbiezione,ossia che i vari camioncini in giro per la città potrebbero inquinare più che l'inceneritore stesso.A parte l'inesattezza dell'affermazione,ecco un'ottima ulteriore soluzione.
Purtroppo il video è solamente in lingua inglese,francese o spagnolo.

- VIDEOPRESENTAZIONE IN INGLESE


- VIDEOPRESENTAZIONE IN SPAGNOLO


- VIDEOPRESENTAZIONE IN FRANCESE

Il giornalismo dei polli

Il giornalismo dei polli

Chi non ricorda gli allarmi sulla “pandemia” dei polli in arrivo dall’Asia? Chi non rammenta le raccomandazioni del ministero della Sanità e dei suoi sedicenti esperti? Chi non ha perquisito con occhio sospettoso la gallina che razzolava nella sua casa di campagna, chi non ha tremato dinnanzi alla foto del cigno morto di un male oscuro e misterioso in Turkmenistan o dell’anatra un po’ palliduccia rinvenuta in Papuasia, evitando per precauzione di acquistare carne avicola? Chi può dimenticare la scena di Lamberto Sposini che divora un pollo arrosto in piena edizione serale del TG5? Bene, quello della terribile influenza aviaria è un caso di scuola, uno dei molti dell’informazione scientifica che di tanto in tanto ci piove in casa sull’onda di qualche emozione o suggestione collettiva, di solito ben pilotata da chi declina furbescamente la parola “salute” e agita lo spauracchio della malattia per incassare soldi a palate.

Del resto, che cosa è rimasto della guerra intorno alla “multiterapia” anticancro inventata dal canuto professor Luigi Di Bella? Anni e anni di battaglie politico-giudiziario-mediatiche in cui l’unica cosa chiara era che la chemioterapia era di sinistra e la somatostatina era di destra, e solo perché in quel momento al governo c’era il centrosinistra e il centrodestra usava Di Bella come ariete per mettere in difficoltà il governo. Altrimenti le parti si sarebbero invertite. Quanti puoi siano stati i malati curati con la sperimentazione Di Bella che sono effettivamente guariti e quanti quelli che, abbondante le terapie tradizionali, sono morti, è un dato secondario che non interessa a nessuno.

Lo stesso discorso vale per gli inceneritori che, con un soave maquillage semantico, vengono ribattezzati “termovalorizzatori” secondo la stessa logica per cui le dittature filosovietiche di oltrecortina erano chiamate leggiadramente “repubbliche democratiche”. Inceneritore fa pensare alla cenere, alle scorie, all’aria puzzolente, al cielo grigiastro, alle malattie respiratorie; termovalorizzatore è qualcosa di positivo, di bello, che evoca il risparmio (valorizza qualcosa). Viene spacciato addirittura come “fonte di energia rinnovabile” e richiama il tepore del caminetto domestico nelle gelide notti di inverno. Che poi emetta nonopolveri killer da PM2,5 a PM0,1 che nessun filtro può fermare, o che produca diossina altamente cancerogena, nessuno (o quasi) lo dice. E sul fatto che una montagna di ricerche scientifiche dimostri come gli inceneritori di rifiuti siano dannosi alla salute umana e non risolvano alcun problema, ne’ in tema di smaltimenti dei rifiuti ne’ in tema di energie alternative di smaltimento, meglio sorvolare. Silenzio anche sull’esperienza delle città che hanno adottato la strategia “Rifiuti Zero” e che puntano su tecniche alternative di smaltimento senza combustione: come il trattamento biologico, la raccolta differenziata “porta a porta”, la riduzione a monte dei rifiuti e imballaggi responsabilizzando le aziende produttrici a farsi carico dell’intero ciclo d’uso.

Il comune di Buenos Aires, per esempio, si è dato l’obiettivo di chiudere tutti gli inceneritori e di riciclare tutti i rifiuti entro il 2020. In Gran Bretagna, la contea del Lancashire (1,2 milioni di abitanti) ha rinunciato nel settembre 2005 a costruire un megainceneritore, puntando sul trattamento meccanico-biologico “a freddo”, ritenuto anche da Greenpeace un metodo più rispettoso per l’ambiente e la salute umana. Diverse province italiane stanno battendo la stessa strada: le ultime sono Savona, Alessandria e Novara, dove grazie al “porta a porta”, giunto al 70 per cento di raccolta differenziata, sono stati cancellati progetti di nuovi inceneritori e nuove discariche. Forse, se ne sapessimo tutti di più, difficilmente accetteremmo che lo Stato italiano finanzi con sussidi pubblici gli inceneritori attraverso una congrua trattenuta su ogni bolletta dell’Enel. Forse, un’informazione che partisse dai fatti, e non dalle suggestioni, dal pressappochismo e dagli interessi economici, contrasterebbe programmi alla Quark, dove nel settembre 2006 si magnificavano con rutilanti servizi gli inceneritori di Barcellona, con queste sfavillanti parole spacciate per “servizio pubblico”: “Inceneritori e depuratori: due impianti che nessuno desidera sotto casa propria. Eppure a Barcellona, con l’utilizzo di moderne ed efficienti tecnologie, hanno realizzato questi impianti in piena città, costruendoci sopra anche un auditorium, un centro congressi e alberghi a cinque stelle delle più grandi catene internazionali”. Firmato: Piero Angela e famiglia. Sembra uno scherzo, ma anche in questo caso le informazioni più qualificate si trovano sul blog di Beppe Grillo, che si avvale di consulenti di altissimo livello in campo medico, biologico, ed epidemiologico.

di Marco Travaglio
Tratto dal libro “La scomparsa dei fatti”

Tariffazione volumetrica in Germania ed Irlanda

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giovedì 18 settembre 2008

Inceneritore,le ragioni del NO

Gli inceneritori sono impianti particolarmente costosi per i contribuenti italiani ma redditizi per costruttori e gestori i quali, oltre alla tassa per lo smaltimento dei "rifiuti", percepiscono delle sovvenzioni pubbliche elargite dallo Stato grazie a un trucco (già condannato dalle autorità europee) che assimila i "rifiuti" alle fonti di energia rinnovabile. Il business dell'incenerimento è tuttora sostenuto con sovvenzioni pubbliche per la parte biodegradabile, sovvenzioni che di fatto incentivano l'incenerimento della frazione con maggior potere calorico come carta e legno, ostacolando il loro recupero e disincentivando la raccolta differenziata.
Gli inceneritori non sono una seria alternativa alla discarica perché a loro volta richiedono la creazione di discariche speciali per lo stoccaggio delle ceneri tossiche prodotte in quantità superiore (30%) a quanto risulterebbe da smaltire dopo la raccolta differenziata fatta con il metodo porta a porta e il trattamento meccanico-biologico (TMB) che separa il residuo indifferenziato.
La poca energia elettrica prodotta dagli inceneritori ha dei costi insostenibili sotto il profilo ambientale e sanitario. Infatti gli inceneritori hanno il merito di produrre oltre 200 tipi di emissioni tossiche in atmosfera. Molte di queste non possono essere monitorate perché la loro composizione chimica e fisica subisce delle alterazioni. Ma una cosa è certa: solo una piccolissima parte delle particelle prodotte dalla combustione dei rifiuti è trattenuta dai filtri (tanto decantati da Hera) perché moltissime nanoparticelle si formano per condensazione dei gas che fuoriescono dal camino (particolato secondario). La loro tossicità deriva dal fatto che inglobano metalli pesanti. E più sono piccole, più sono pericolose. L'impatto ambientale e i rischi sanitari prodotti dalle nanoparticelle e dalle diossine sono tali da sconsigliare l' adesione alla politica dell'incenerimento ad amministratori che intendono tutelare la salute dei cittadini.
Soprattutto perché le alternative sostenibili ci sono. Oltre alla raccolta differenziata spinta si possono recuperare materiali spesso preziosi, separandoli negli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) per poi avviarli al riciclo. Questa pratica consente un risparmio di energia circa quattro volte superiore a quella prodotta con l'incenerimento. Inoltre l'Unione Europea ha deciso di mettere in atto politiche serie per ridurre drasticamente la quantità di rifiuti di ogni genere.
Le conseguenze presenti e future di una politica antieconomica e suicida come quella che favorisce l'incenerimento le paghiamo noi ed i nostri figli. Chi ritiene di risolvere il problema rifiuti spazzando la polvere di casa sotto il tappeto rifletta sul fatto che anche se non si vede resta con noi.

Comitato Riccione per l'energia pulita,Laboratorio sociale Paz, Grillipensanti Rimini,Associazione Rifiuti Zero Rimini